Il femminicidio: un gesto estremo

Da sempre le donne hanno dovuto lottare per cercare di raggiungere una parità che ancora oggi sembra lontana. Viviamo in una società sempre più evoluta e moderna, ma non riusciamo a eliminare una piaga sociale che è anzi in continuo aumento: il femminicidio. L’enciclopedia Treccani ne riporta questa definizione: ”Uccisione diretta o provocata, eliminazione fisica o annientamento morale della donna e del suo ruolo sociale”. Le forme di violenze subite possono essere molteplici: dall’insulto verbale alle violenze domestiche, dallo stalking allo stupro, in modo sempre più frequente le donne sono oggetto di violazioni della loro sfera privata.

Il femminicidio rappresenta un gesto estremo, un atto finalizzato ad annullare l’identità di una donna distruggendone la libertà e l’indipendenza; esso rappresenta un reato grave, oltre che un problema che andrebbe risolto a livello culturale ed educativo. Bisognerebbe parlare più seriamente di questo tema, insegnare già da piccoli il rispetto verso l’altro e rimarcare l’importanza del concetto di uguale dignità tra uomo e donna. Si dovrebbe attuare inoltre un profondo cambiamento della mentalità: frequentemente chi è vittima di violenze continua a subire o addirittura giustificare il proprio aggressore senza trovare la forza per denunciare l’accaduto.

Secondo il giornale L’Espresso, in Italia ogni due giorni una donna viene uccisa; viene inoltre evidenziato un altro dato preoccupante, secondo cui la maggior parte dei femminicidi è commessa dal marito, dal compagno o dall’ex fidanzato della vittima. Uno dei casi più recenti è quello dello scorso 28 febbraio, quando Luigi Capasso, carabiniere in servizio a Velletri, ha sparato con la pistola di ordinanza alla moglie da cui si stava separando, ferendola gravemente. Subito dopo ha ucciso le sue due figlie nella casa in cui vivevano con la madre, a Cisterna di Latina, e poi si è suicidato. La moglie si trova in gravi condizioni nel reparto di terapia intensiva dell’ospedale San Camillo di Roma: lei lo aveva lasciato ma aveva paura di lui, tanto da cambiare la serratura della porta e presentare un esposto dicendo di sentirsi in pericolo. Evidentemente tutto questo non è bastato per evitare la tragedia.

Il femminicidio rappresenta dunque l’uccisione di una donna, motivata proprio dal genere a cui appartiene, da parte di un uomo; in altre parole si viene uccise proprio in quanto donne, come se questa fosse una motivazione accettabile. Probabilmente le radici di questo fenomeno possono essere individuate in una società profondamente maschilista che non è in grado di accettare cambiamenti sociali come l’emancipazione femminile e la facoltà delle donne di decidere autonomamente di sé. Il termine femminicidio è stato creato proprio per sottolineare il fenomeno del crescente numero di donne uccise per limitarne le libertà o per metterne a tacere le proteste di fronte a queste limitazioni.

 

DI FORASTIERI