SOVRAFFOLLAMENTO NELLE CARCERI ITALIANE

L’Italia si conquista l’ennesimo premio per i peggiori migliori

 

Ebbene sì, anche l’Italia primeggia in qualcosa, l’istituto sull’osservazione della situazione delle carceri in Europa ha calcolato che nel 2019 il sovraffollamento delle prigioni italiane rasentava il 120%, aggiudicandosi così il primo posto in classifica. In base ai dati del Ministero della Giustizia i posti disponibili sono 50.568 e i detenuti presenti sono 54.368, quindi si riscontra un eccesso di circa 4000 unità. Questo problema è stato certamente accentuato dalla diffusione del virus pandemico Sars-Cov-2 che ha trovato terreno fertile nelle carceri a causa del fatto che spesso le celle singole sono occupate da due o più detenuti e dalla scarsa presenza nelle strutture di personale medico qualificato. Tenendo presente che nel mese di dicembre 2020 la percentuale di positività della popolazione italiana è del 1.26%, nella popolazione detenuta il dato invece è del 1,82%. Sicuramente, da tali numeri, salta subito all’occhio il luogo comune che le carceri siano il luogo più sicuro che esista rispetto alla possibilità di infettarsi: sommando i prigionieri e il personale che lavora all’interno delle strutture di detenzione risulta che i positivi al covid siano quasi 2000.

Concentradoci sulla nostra realtà bolognese, possiamo notare che il carcere della Dozza contribuisce a pieno titolo ad innalzare i dati fin qui descritti. Infatti nel 2019 erano presenti 721 persone a fronte di una capienza di 500 posti, costringendo i detenuti a fare a turno per stare in piedi nelle celle. Ad oggi per cercare di contenere la diffusione dilagante del covid alcune sezioni sono state dedicate all’isolamento dei positivi e di coloro che sono entrati in contatto con essi, come ovviamente l’infermeria, e tutti i nuovi giunti devono fare una quarantena di 10 giorni.

Inoltre sono state montate due tende esterne per il triage ed è stata ridotta del 50% la capienza delle aule scolastiche e la possibilità di seguire le lezioni è ora consentita solo a detenuti che provengono dalle medesime sezioni per evitare contatti tra soggetti che vivono in aree differenti. 

Ma, purtroppo, i dati allarmanti non finiscono qui, infatti è presente un solo medico ventiquattr’ore su ventiquattro, aiutato da un’infermiera e le stanze dedicate al personale di polizia penitenziaria sono quasi identiche alle celle dei detenuti.

Tale situazione drastica e invivibile ha portato, a cavallo fra marzo e aprile 2020, allo scatenarsi di rivolte in diverse carceri italiane. Il reparto giudiziario della Dozza è stato fortemente danneggiato durante la rivolta del 9-10 marzo, ma ora gli spazi sono stati resi nuovamente agibili e le pareti riverniciate.

Sulla base di questi dati, giornalisti, parlamentari e personaggi influenti hanno pensato ad alcune soluzioni, divise in azioni immediate, che corrispondono nel diminuire la popolazione detenuta per evitare che si contagi tutto il penitenziario, come è successo in alcune realtà, e in misure alternative alla detenzione per chi commette reati minori, quali i domiciliari e l’affidamento ai servizi sociali, o la liberazione anticipata speciale, ovvero  un tipo di provvedimento che tiene conto del fatto che i detenuti hanno diritto a 45 giorni di liberazione anticipata ogni semestre per coloro che si sono comportati bene, e quindi che non hanno avuto problemi disciplinari in carcere. Tali soluzioni sono sostenute anche dalla statistica,infatti i numeri dimostrano che chi non viene rinchiuso in prigione ha meno possibilità di recidiva. D’altro canto però le cavigliere elettroniche disponibili,indispensabili per monitorare i detenuti ai domiciliari, sono solo circa 2500 a fronte delle 15000 necessarie.

Di conseguenza, concludendo, l’unica vera e propria soluzione è un investimento da parte del governo mirato ad ampliare gli spazi e migliorare la qualità dei penitenziari, aumentare il personale di polizia e medico qualificato per il controllo della sicurezza e la riabilitazione dei prigionieri e all’acquisto di tecnologie utili a diversificare i metodi di detenzione alternativi al carcere.

 

Articolo di Michelangelo Buonpensiero, classe 2’I

 

 

 

Fonte immagine: https://qds.it/sovraffollamento-nelle-carceri-sicilia-a-rischio/