Social o non social? Giusto o sbagliato?

Giusto o sbagliato?

Spesso si sottovaluta quanto potere possa avere una cosa esteriormente piccola e insignificante come un rettangolo di plastica, alluminio e altri materiali. Sì, perché al primo pensiero ci diciamo: “Cosa potrà mai accadere?! È solo un piccolo apparecchio a mia disposizione che controllo io!” non dico che sia sbagliato; ma se tutto questo non accadesse? Se non fossi tu a controllare lui, ma il contrario? I dispositivi come i telefoni sono fatti essenzialmente per servire l’uomo, per aiutarlo semplificandogli alcune azioni, ma se divenisse un’ossessione nel guardare social e altro?

Chiamatela come vi pare ma non “malattia”.

Nei social Network “tutti possono postare tutto e tutti possono vedere tutto”: ecco per me la frase che più rappresenta i social in generale, perché se tu posti una foto qualunque chiunque la può vedere, commentare o mettere like e fin qui non ci sono problemi, se escludiamo le continue notifiche. I veri problemi nascono quando i post vengono usati come discriminazione razziale, sessuale, ecc. Infatti in questi casi è molto frequente che le persone razziste o contro l’omosessualità usino proprio i social per diffondere le loro ideologie di disprezzo, del tutto sbagliate, contro altre persone. In quel momento, queste ultime si ritrovano in situazioni di disagio e si sentono loro in errore, cosa che non dovrebbe mai accadere visto che la diversità è bella: è quella che ci rende unici e senza di essa saremmo delle macchine, tutte uguali che non hanno nemmeno il permesso di pensare qualcosa di diverso che subito vengono classificate come “funzionamento scorretto” per poi essere escluse. Diciamo di esserci evoluti così tanto e poi guardo indietro e vedo ancora idee risalenti ad anni fa, siamo comunque migliorati ma penso che possiamo fare di più, molto di più, come imparare a non provare disprezzo verso tutto ciò che è diverso da noi. 

Ti fidi davvero?

Chiudendo il capitolo “discriminazioni” apriamo quello della fiducia, un bene così raro che pochi o nessuno nella nostra vita può avere. La fiducia serve per qualunque cosa, come i pilastri servono ad un palazzo, non va data solo perché il destinatario ti ha raccolto la penna da terra: per guadagnarsela ci vuole moltissimo tempo. Ora vi starete chiedendo: “Cosa c’entra la fiducia con tutto quello che hai già scritto?”. La fiducia c’entra perché se io mando una foto a qualcun altro che credo essere mio amico e poi quella foto fa il giro di tutti i social esistenti e in gran parte del mondo, non è una cosa corretta e neanche bella, visto che poi tutti mi vedrebbero solo attraverso quell’immagine e con lo stesso sguardo. 

 

“Social” su app o nella vita reale?

Chiudendo il discorso “fiducia” si apre quello della completa perdita di socialità, cioè la capacità di parlare con un’altra persona senza che ci sia uno schermo tra voi due, non ne ho sentito molto parlare, ma non per questo è da sottovalutare visto anche il periodo, che di certo non aiuta. Spesso associamo alla parola “social” un app o comunque una persona molto attiva sui social network; ma se vi dicessi che “social” deriva da incontrarsi di persona? E che avere una vita sociale significa stare con persone in carne e ossa, e non attraverso un profilo? Molti prendono troppo seriamente la questione dei follower e che più ne hai più ti senti importante, apprezzato, in sintesi “meglio” e sei disposto a tutto, anche a fingere, pur di averne sempre di più; peccato che queste persone non hanno ancora capito di essere importanti e apprezzate anche se non hanno centinaia di follower. 

Esistono anche i lati positivi.  

I lati positivi dei social network sono molti come quello di supportare persone che passano un brutto periodo grazie ad incoraggiamenti o trovando situazioni simili capendo come sono state superate. Diffondere notizie importanti, per esempio come migliorare nel riciclo, ecc. L’importante è fare attenzione a cosa uno scrive, non dar troppo peso a cosa l’altra gente dice su di te e non dubitare mai di quello che sei.

(Sara R., classe 2 D della Scuola Secondaria di primo grado, I. C. Matteo Ricci)