di Virginia Spinelli 

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Il tempo sta passando veloce e tutto ci passa accanto.
Ricordo quel giorno, come se fosse ieri. 

«E tu, come stai?
Ci vai ancora al mare senza di me?
E i tuoi segreti? Le mille cicatrici?
Ti porto con me».

I mille sospiri.
Le telefonate di notte, io che non rispondo.

«Eccolo di nuovo» penso.
«Ti chiamo?
Mi vieni a prendere?
Ti porto in un posto, ti rendo felice perché fa felice anche me.
Ti preparo il pranzo.
Parlami dei tuoi demoni, di tutto il male. Poi facciamo entrare il sole.

Ti senti abbastanza? Hai mai amato per davvero? Scappi ancora per paura di non essere abbastanza?

Fammi uscire da qualcosa che non so.
Dimmi che senza di me non si sta bene e, poi, scrivimi tutte le volte che vuoi.

Dammi le mie prime volte e io ti darò le tue.
Torna indietro, chiudi gli occhi.
Vedi, sono qua».

E gli occhi neri.
Le mani intrecciate.
Casa mia, casa tua, casa nostra.

«Resti?»