Storia e diffusione nel mondo della pena capitale

La pena di morte (detta anche pena capitale) è una sanzione penale la cui esecuzione consiste nel togliere la vita al condannato. In alcuni ordinamenti giuridici è prevista per le sole colpe più gravi come l’omicidio e l’alto tradimento; in altri si applica anche ad altri crimini violenti, come la rapina o lo stupro, o legati al traffico di droga; in alcuni paesi infine è prevista per reati d’opinione come l’apostasia o per orientamenti e comportamenti sessuali come l’omosessualità o l’incesto. La pena di morte è stata abolita o non è applicata nella maggioranza degli stati del mondo mentre è ancora in vigore in altri paesi come ad esempio la Cina, la Bielorussia, l’India, il Giappone, la Corea del Nord, l’Iran e certi stati degli Stati Uniti d’America.  

La pena di morte o anche pena capitale era presente in tutti gli ordinamenti antichi. Nel corso della storia limitarono la pena di morte alcuni imperatori, l’imperatore romano Tito che non emise personalmente condanne a morte durante il suo principato, il re indiano Ashoka, l’imperatore giapponese Saga (primo abolizionista della storia) e, in Russia, una breve abolizione (o meglio una forte limitazione) avvenne nel 1753 per opera della zarina Elisabetta I. Se si considera l’abolizione “di fatto”, lo Stato abolizionista più antico è la Repubblica di San Marino, tuttora esistente: l’ultima esecuzione ufficiale risale al 1468, mentre l’abolizione definitiva fu sancita per legge nel 1865. Il primo Stato al mondo ad abolire legalmente la pena di morte fu il Granducato di Toscana il 30 novembre 1786 con l’emanazione del nuovo codice penale toscano (Riforma criminale toscana o Leopoldina) firmato dal granduca Pietro Leopoldo, influenzato dalle idee di pensatori come Cesare Beccaria; tale giornata è festa regionale in Toscana. Tuttavia Leopoldo nel 1790 reinserì la pena di morte per i cosiddetti crimini eccezionali. Seguirono il Granducato la Repubblica Romana di ispirazione mazziniana nel 1849, il ricordato San Marino (1865) e altri. L’Italia l’abolì, tranne che per crimini di guerra e regicidio, nel 1889, per poi reinserirla con il Codice Rocco del 1930, e abolirla definitivamente nel 1948. Anche la Francia dal 1981 non ricorre più alla ghigliottina, mentre nel Regno Unito, pur non essendo mai stata abolita, a partire dagli anni sessanta la pena capitale è stata autonomamente disapplicata dalla magistratura, che in sua sostituzione commina l’ergastolo. 

Cesare Beccaria, in particolare, si espone e si esprime sull’argomento della pena di morte e la tortura. Cesare Beccaria nacque a Milano il 15 marzo del 1738; fu giurista, economista, filosofo, letterato e il fondatore della scena criminale. Raggiunse la fama mondiale nel 1764 con la pubblicazione del libro “Dei delitti e delle pene”, in cui criticò il sistema giudiziario dominato dall’arbitrioCesare Beccaria sosteneva che vi fosse un rapporto tra la qualità della vita, la giustizia sociale e i delitti; questa tesi era evidente attraverso il pensiero ipotetico del ladro: questi è spinto a rubare e a compiere reati a causa della necessità e della sopravvivenza. Quindi se uno Stato avesse adeguate leggi in tutela della povertà, il numero dei crimini diminuirebbe. Beccaria aveva una visione abbastanza cinica poiché era contro la pena di morte e la tortura non tanto per la loro crudeltà, ma per il fatto che erano inutili. Se lo scopo di ogni pena era far da deterrente ai delitti, queste non producevano risultati: gli uomini nonostante tutto continuavano a commetterli. La pena di morte era ammissibile, secondo Beccaria, solo quando il condannato, (anche se in carcere) poteva ancora essere un pericolo per la società; e doveva essere lunga e dolorosa come una tortura. La prospettiva dei lavori forzati a vita poteva spaventare molto di più un condannato che una “semplice” morte in quanto essa è immediata; l’esecuzione della pena capitale diventa uno spettacolo per la maggior parte del popolo oppure un oggetto di compassione per altri, ma non il terrore che avrebbe dovuto suscitare, mentre la prospettiva di poter perdere per sempre la propria libertà faceva più paura. A questo pensiero si collegano gli Illuministi. Si chiama “Illuminismo” perché vuole combattere l’ignoranza del Medioevo (visto come età “buia”) diffondendo i “lumi” della ragione. L’Illuminismo è avviato da uomini di cultura come Diderot e d’Alembert, Voltaire che combatte le superstizioni e l’intolleranza religiosa, Rousseau che propone la democrazia e la partecipazione diretta dei cittadini alla vita politica, Montesquieu che è contro l’assolutismo e propone la suddivisione dei poteri, Beccaria che è contro la pena di morte e la tortura, Locke il quale è considerato il “padre” dell’Illuminismo inglese ed è per la libertà e i diritti dei cittadini. 

Dal punto di vista religione nella Bibbia sono elencate situazioni in cui nelle leggi si stabilisce la pena capitale come punizione per determinate colpe: ad esempio, nell’Antico Testamento è scritto« Colui che colpisce un uomo causandone la morte, sarà messo a morte. ». Le principali religioni del mondo hanno assunto posizioni diverse sulla moralità della pena capitale e, come tali, hanno storicamente influenzato il modo in cui i governi gestiscono tali pratiche punitive. Sebbene i punti di vista di alcune religioni siano cambiati nel tempo, la loro influenza sulla pena capitale dipende generalmente dall’esistenza di un codice morale religioso e da quanto la religione influenzi il governo. I codici morali religiosi sono spesso basati su un corpo di insegnamenti, come l’ Antico Testamento o il CoranoMolte nazioni islamiche hanno governi che sono gestiti direttamente dal codice della Sharia . Il Corano afferma esplicitamente che la soppressione di una vita comporta la presa di una propria, portando la maggior parte dei governi islamici a sostenere la pena capitale. Ci sono alcune azioni nell’Islam, come l’ adulterio , che sono riconosciute come risultato della pena di morte. Tuttavia, non tutte le nazioni islamiche hanno la pena di morte, ad esempio Gibuti è una nazione abolizionista islamica. Il cristianesimo ha cambiato la sua prospettiva sulla pena di morte nel tempo e diverse denominazioni cristiane hanno insegnamenti diversi su di essa. Molti dei primi cristiani erano fermamente contrari alla pena di morte e i magistrati che la applicavano potevano essere scomunicati . Gli atteggiamenti iniziarono gradualmente a rilassarsi nel V secolo. Nel tredicesimo secolo, Tommaso d’Aquino sosteneva che la pena di morte fosse una forma di ” uccisione legale “Dal Concilio Vaticano II , la Chiesa cattolica romana si è generalmente opposta alla pena di morteIl buddismo ha una forte fede nella compassione per la vita degli altri. C’è una comprensione della guarigione di persone che hanno commesso crimini piuttosto che rappresaglie contro di loro. Per questi motivi, il buddismo si è generalmente opposto alla pena di morte. Cina e Giappone, entrambi paesi storicamente buddisti, continuano a praticare la pena di morte. Il giudaismo ha una storia di dibattiti sulla pena di morte, ma generalmente non è d’accordo con la pratica. Sebbene la Torah descriva oltre 30 situazioni in cui la pena di morte sarebbe appropriata, ci sono molte limitazioni che l’hanno resa difficile da attuare. Dal 1954 Israele ha bandito l’uso della pena di morte, tranne nei casi di genocidio e tradimento.

Gabriella Corvaia 4M