L’Europa in orbita

IL SETTORE AEROSPAZALE AL CENTRO DELLA COOPERAZIONE EUROPEA E L’EUROPA COME SPAZIO PER L’AUTONOMIA STRATEGICA
Il mondo è incredibilmente cambiato, o perlomeno la percezione che noi abbiamo di esso. La pandemia da Coronavirus ci ha talmente tanto segnato, ha così stravolto le nostre vite, che tendiamo a pensare che anche il contenitore di queste (il mondo, lo scenario internazionale) sia drasticamente mutato. L’immagine odierna degli Stati Uniti d’America, totalmente fuori controllo, funestati dalle proteste di Black Lives Matter, dall’assalto al Congresso, fino al triste primato per numero di morti e di contagi ci induce a pensare che forse il potere americano, che fino ad oggi ha retto le relazioni internazionali, abbia perso la sua leadership. Soprattutto se dall’altro lato la Repubblica Popolare Cinese ha già da qualche mese annunciato la sconfitta della pandemia e si appresta, per ora unica al mondo, ad una nuova crescita economica. Strumentario geopolitico alla mano, ci rendiamo conto però di quanto questa possa essere una percezione fallace: le principali rotte commerciali sono ancora saldamente sotto il controllo della Marina Americana, che rimane tutt’ora l’unica in grado di operare un forte controllo strategico sui cosiddetti colli di bottiglia, ovvero gli stretti ed i canali, che sono punto di transito necessario fra i vari oceani e la cui importanza in tempo di pace non è del tutto percepita, ma è alquanto facile capire in una situazione di conflitto quanto ciò permetta potenzialmente di tagliare fuori dalle rotte marittime pressoché qualsiasi eventuale avversario. Ma gli Stati Uniti non hanno solamente preservato questo primato, sul versante degli affari esteri, infatti, gli USA hanno recentemente raggiunto alcuni obbiettivi tattici molto importanti: uno fra tutti il coinvolgimento ufficiale dell’India di Narendra Modi in un’importante partnership militare, ampliando sempre di più la strategia di contenimento della Repubblica Popolare Cinese che tutt’ora fatica nell’espansione del proprio potere “imperiale”. La Repubblica Popolare ,nonostante le ingenti risorse destinate ad un’espansione economica ed infrastrutturale in molti paesi, sintetizzate nel programma di investimenti Belt and Road Initiative fatica ancora a prendere la via del mare aperto, fondamentale per ascendere al ruolo di superpotenza mondiale assoluta, impossibilitata in ciò dalla cintura di contenimento marittima disposta dagli USA e dai suoi alleati. I principali vantaggi che rendono una nazione la prima superpotenza mondiale rimangono quindi
sostanzialmente nelle mani degli Stati Uniti, che anzi hanno maturato ulteriori vantaggi. Non possiamo ignorare però come gli anni dell’amministrazione Trump abbiano incredibilmente minato il soft power americano, acuendo ancora di più il divario fra Stati Uniti e paesi occidentali, i più restii, seppur nella sfera d’influenza americana, ad accettare una totale subalternità alla leadership strategica di Washington e che oggi intravedono nuove possibilità di sganciarsi da questa o perlomeno di guadagnare maggiore autonomia strategica.

EUROPA: LABORATORIO DI AUTONOMIA STRATEGICA

Si aprono oggi quindi nuovi scenari, spazi di agibilità importanti, sempre però – non dobbiamo illuderci – all’interno di un mondo ancora sotto l’egida della pax americana.
Un nuovo multilateralismo è più propaganda delle potenze aspiranti al rango di leader mondiali, che realtà. All’interno di questa leadership statunitense affannata, l’Europa può essere lo “Spazio” per eccellenza. La pandemia ci ha riportato con i piedi sulla terra, dimostrandosi come anche i fenomeni “globali” si ripercuotano in verità diversamente sugli Stati-Nazione e come questi ultimi siano ancora gli unici soggetti che veramente dispongono del totale potere politico, sanitario e securitario per affrontarli. Anche i vaccini ci dimostrano come un bene primario, la cura alla catastrofe virale, possa diventare rapidamente un’arma strategica, sommessa alle tattiche geopolitiche, totalmente al di fuori, quindi, di una prospettiva ecumenica e globalista. Abbiamo capito cos’è oggi in verità l’Europa, aldilà di nobili propositi ideali: un grande forum di cooperazione internazionale, nel quale le volontà dei singoli stati contano eccome e al cui interno trovano particolari vantaggi paesi come Francia e Germania, le due nazioni che più aspirano ed esercitano una sorta di autonomia strategica rispetto agli USA e che nell’esoscheletro comunitario trovano il modo per perseguire i propri obbiettivi autonomamente, soprattutto militari, per i francesi, ed economici, per i tedeschi, senza scontrarsi apertamente con la guida americana. Ma ciò non è necessariamente un problema, anzi appurato che lo stato-nazione è ancora oggi l’attore geopolitico per eccellenza, che l’ordine statunitense sia in una fase flessiva e che l’Europa possa essere un utile guscio protettivo per esercitare la propria autonomia, l’Unione Europea può diventare quello spazio protetto nel quale le potenze europee possono ricostruire la propria rilevanza strategica, anche in maniera competitiva, facendosi però schermo comune dai tentativi di rinsaldare il controllo americano sul Vecchio Continente (recuperando una posizione di preminenti alleati più che di subalternità strategica) e difendendosi dai tentativi di penetrazione degli aspiranti leader globali come la Cina.

EUROPA AVANGUARDIA DELLA NUOVA ECONOMIA SPAZIALE
L’Europa, quindi, come una cabina di regia, un laboratorio nel quale gli stati europei possano recuperare la loro centralità, attingendo dalle possibilità di cooperazione offerte dall’Unione, rendendosi protagonisti in nuove sfide per il futuro. Una delle sfide comunitarie più ampie (e con ampi margini di ritorno nazionale per i paesi membri nel settore della difesa e in quello industriale nazionale) è quella dello sviluppo aerospaziale, un settore in grande crescita e di cui il nostro paese è sicuramente avanguardia, risultando il terzo contribuente dell’Agenzia Spaziale Europea (ben 665,8 milioni di euro stanziati nel 2020) e secondo paese europeo per rapporto fra spesa per la space economy/PIL. Già da qualche anno lo spazio è visto come il campo in cui trovare una piena emancipazione strategica europea, l’Unione ha infatti guidato molti piani di investimento comuni che hanno visto la realizzazione della costellazione di satelliti Galileo, attivi per i sistemi di posizionamento, rendendo l’UE autonoma dal sistema GPS americano ed inoltre si appresta a lanciare entro il 2024 una nuova costellazione di satelliti per la connessione a banda larga. L’Europa vanta un know how straordinario in questo settore, in prima fila, ci potrà stupire visto come siamo abituati a percepire il nostro paese, svetta proprio l’Italia. L’UE non solo potrebbe perseguire uno sviluppo nel settore aerospaziale straordinario, ma addirittura correre verso una leadership nel campo dell’esplorazione spaziale e della cosiddetta New Space Economy, un settore che promette, nel prossimo futuro, fatturati impressionanti e la cui importanza strategica è inoltre assoluta. La New Space Economy infatti contempla anche l’economia di riflesso che si potrebbe originare da un ulteriore incremento del settore aerospaziale: dai vantaggi della filiera industriale più specificamente addetta ai velivoli ed ai lanci spaziali, fino alle nuove tecnologie satellitari e orbitali, già in grado di avere una forte influenza innovativa sui servizi terrestri.
La frontiera dello spazio è sicuramente l’obbiettivo in grado di tenere la cooperazione europea ben salda ed al contempo di favorire lo sviluppo economico-industriale dei singoli paesi.

ESEMPI DI PROGETTUALITÀ EUROPEA: LA RETE TEN-T
L’Europa non è nuova nel sviluppare modelli virtuosi di sviluppo strategico e ciò potrebbe essere ancora più enfatizzato in un piano di sviluppo aerospaziale europeo: un valido esempio di progetto comunitario, ma al contempo capace di far emergere i vari sistemi-paese degli stati membri è il progetto Infrastrutturale TEN-T (Reti Trans-Europee di trasporto): un insieme di infrastrutture lineari (ferroviarie, stradali e fluviali) e puntuali (nodi urbani, porti, interporti e aeroporti) considerate rilevanti a livello comunitario, il cui nucleo principale è costituito dai nodi urbani a maggiore densità abitativa, dai nodi intermodali di maggiore rilevanza e dalle relative connessioni. Un progetto che seppur sotto la regia comunitaria, prevede il protagonismo degli apparati economico-industriali nazionali, con la possibilità di stipulare anche accordi fra un numero ristretto di paesi. Un esempio valido è la tratta ad alta velocità Torino-Lione, inclusa nel network TEN-T, la cui realizzazione è frutto di un accordo bilaterale fra Francia ed Italia. Un modello simile, che sia favorisca la cooperazione europea sia permetta agli stati membri, singolarmente, di poter gestire la propria politica estera ed industriale, dovrebbe essere replicato per il settore aerospaziale.
Soprattutto perché, come già sottolineato, la grande rilevanza strategica che ricoprono le tecnologie aerospaziali per gli stati non permetterebbe di condividere queste se no garantendo un ritorno d’interesse per i singoli stati membri.

L’EUROPA NON DEVE CORRERE, DEVE DECOLLARE
L’integrazione federale europea non può non rimanere, piano ideale, un grande sogno perseguire, ma dobbiamo renderci conto che l’Europa non è questo, ma non per tale motivo questa sia da buttare. Tutt’oggi il grande vulnus dell’Europa è quello di raccontarsi come qualcosa che non è, anche per gli interessi di alcuni paesi che la compongono, dimenticandosi d valorizzarsi per le opportunità che comunque offre. Il covid ci ha ricordato proprio questo: il sogno Europeo è forte se porta con sé dei vantaggi tangibili per chi decide di aderire. Non è un caso che il maggiore indice di gradimento registrato verso l’Unione negli ultimi anni si sia registrato proprio in concomitanza con l’approvazione del piano Next Generation EU. L’Europa  deve quindi puntare sull’essere lo spazio nel quale gli stati europei possono ritrovare ed accrescere una propria autonomia strategica, piuttosto che una costrizione storica, secondo il mantra che nessuno si salva da solo, a cui aderire a costo di grandi sacrifici.
L’Europa post-pandemia, all’interno di un ordine mondiale ammaccato, non dovrà solamente correre, bensì decollare, in orbita, senza cercare di minare una supremazia, quella americana, che sul globo terrestre è ancora solida, bensì costruendo già oggi lo spazio che sarà necessariamente il campo di confronto internazionale del futuro e questo andrà innegabilmente oltre l’atmosfera terrestre.

Vittoria Maiolo 4C cl