Vite velate: Persepolis e la storia di Marjane Satrapi

Persepolis è il titolo del graphic novel autobiografico dell’autrice iraniana Marjane Satrapi, pubblicato in Francia a partire dal 2000, in quattro libri, che descrivono in modo originale il mondo islamico, trattando eventi storici di grande importanza ed approfondendo la cultura musulmana attraverso gli occhi di una ragazzina. Il titolo è un riferimento all’antica città storica di Persepoli, in Persia.

Nel racconto si alternano momenti dolorosi e felici con un linguaggio misto di diario autobiografico, reportage, poesia e umorismo.

Il fumetto, un’opera di oltre trecento pagine, descrive la vita di Marjane Satrapi dall’infanzia in Iran, a cavallo della caduta dello Scià e dell’avvento della rivoluzione islamica con il nuovo integralismo, alla vita in Europa dove la ragazza conoscerà un nuovo mondo ed uno stile completamente differente da quello del suo paese natale, ma comunque pieno di contraddizioni.

Il fumetto di Persepolis ha avuto uno straordinario successo in tutto il mondo divenendo anche nel 2007 un film d’animazione, scritto e diretto da Vincent Paronnaud e dalla stessa Marjane Satrapi, vincitore del premio della giuria al Festival di Cannes del 2007.

La storia inizia poco prima della Rivoluzione iraniana, mostrando attraverso gli occhi della piccola Marjane come il paese peggiorò, quando arrivarono al potere i fondamentalisti islamici che tolsero la libertà alla popolazione, instaurarono un regime basato sul terrore, obbligarono le donne a portare il velo e imprigionarono migliaia di persone. La protagonista è una bambina vivace e curiosa, figlia di due genitori benestanti, caratterizzati da una mentalità molto aperta e da ideali rivoluzionari: fin da subito viene educata dalla madre e dalla nonna secondo i valori di un femminismo moderato, che il regime repressivo cerca di sopprimere. L’inclinazione della famiglia la porta a sviluppare un interesse per la politica, alimentato dai racconti dello zio, prigioniero di guerra. Inizialmente Marjane frequenta una scuola mista bilingue, dove impara anche il francese, tuttavia dopo l’instaurazione del governo teocratico, tutte le scuole straniere vengono chiuse, le classi miste abolite e sostituite a favore della separazione dei sessi. Con la Rivoluzione e la caduta dello Scià, si istituisce la Repubblica islamica e la libertà della popolazione viene ridotta, le donne sono obbligate a coprirsi il capo, indossando in pubblico il chador, o in alternativa un ampio fazzoletto scuro che copra i capelli (hijab).

La guerra diventa sempre più pesante, così come le repressioni del nuovo regime, e i genitori della ragazza decidono per il suo bene di mandarla a vivere in Austria.

A Vienna, Marjane si trova da sola ad affrontare numerosi problemi, causati dai pregiudizi delle persone nei confronti della gente araba: ella si rapporta con l’adolescenza, l’amore, la solitudine, l’esilio e la diversità.

Tornata in Iran dalla famiglia, dopo un lungo periodo di depressione, la sua lotta continua, per cercare di reagire alla malattia; decide di sposarsi, rinunciando così alla sua libertà e pentendosene dopo poco tempo, chiede il divorzio. Marjane comprende che nel paese non c’è più speranza per il suo futuro, così parte per Parigi, salutando per l’ultima volta la famiglia.

Persepolis offre un punto di vista differente rispetto a quello dei libri di storia o delle cronache occidentali, a proposito del periodo della rivoluzione o di quello immediatamente successivo al conflitto Iran-Iraq; una prospettiva direttamente coinvolta nelle vicende di cui è protagonista, come dichiara l’autrice in un’intervista per Vogue: «Non potevo di punto in bianco dire «Questa è un’analisi di quanto è accaduto negli anni 70, 80 e 90 in Iran», perché non mi occupo né di storia né di politica. Sono una persona che è nata in un determinato posto, in un determinato momento storico, e posso non sapere tutto, ma di certo so bene quello che ho vissuto. Lo conosco bene.»

L’opera tratta di molti temi, che vedono alla base la condizione femminile in Iran: le donne erano obbligate a nascondere sotto il velo i capelli ed il corpo, ad eccezione del viso e delle mani, era inoltre proibito l’uso di cosmetici, riviste, musica e il contatto, o lo stare in una stanza con un uomo che non fosse il marito, il padre o il fratello. Attualmente in Iran, la violenza sessuale e la discriminazione di genere sono diffuse e l’uguaglianza dei diritti delle donne viene negata quando si tratta di matrimonio, divorzio, affidamento dei figli, eredità, viaggio e persino per quanto riguarda la scelta di vestirsi. Il codice penale iraniano punisce con una multa ed anche con il carcere le donne e persino le bambine dai nove anni in su, che non si coprono con il velo e non seguono i codici obbligatori di abbigliamento. Secondo il codice civile, una donna che intende divorziare deve provare che sta subendo “difficoltà insopportabili” mentre l’uomo può divorziare senza dover fornire alcuna giustificazione. La situazione è destinata a peggiorare. Secondo un nuovo rapporto diffuso da Amnesty International, se verranno approvate due proposte di legge all’esame del parlamento, le donne iraniane potranno subire importanti limitazioni nell’uso dei contraccettivi e saranno ulteriormente escluse dal mercato del lavoro se non avranno un figlio. Le autorità iraniane appaiono disposte a tutto pur di incoraggiare un maggior numero di gravidanze, nel mal concepito tentativo di aumentare la popolazione del paese, attualmente in declino.

Elettra Pera Fassio 4Dcl