COVIDeogames-19

UN RIFUGIO O UN PASSATEMPO PER LA QUARANTENA?

Quella del XXI secolo è la generazione dei social, degli smartphone. Nella generazione dei “nativi digitali” le conversazioni virtuali sono all’ordine del giorno. L’importanza del linguaggio del corpo sta man mano sfumando , cedendo gradualmente il posto al dialogo tra interlocutori i cui veri volti restano celati dietro uno schermo. Rispetto al secolo precedente tutto è più semplice. Oggi è possibile prendere parte alle riunioni di lavoro senza essere presente in sala, è possibile frequentare le lezioni senza prendere posto in aula. Si può comunicare a tu per tu con persone distanti chilometri, finanche oltre oceano, guardandole negli occhi tramite gli schermi di dispositivi che, a pensarci bene, vincono ogni barriera spazio-temporale. Ebbene però mai come in questi ultimi due anni di lockdown è stata più forte la sensazione d’aver perso la percezione di ciò che veramente è un rapporto umano.
Persino la scuola, soprattutto nella vita dei liceali, si è trasformata nel display di un PC.
Gli alunni e gli insegnanti sono diventati avatar, icone in videolezione.
Migliaia di nipoti hanno salutato per l’ultima volta i propri nonni in videochiamata, senza neanche poter loro regalare un abbraccio.
In un contesto simile non è difficile comprendere come mai, per molti bambini e adolescenti, i videogame non sono più banalmente un passatempo: sono un vero e proprio rifugio.

Il vertiginoso picco d’aumento che ha interessato il mondo dell’intrattenimento e della comunicazione in formato digitale è testimoniato da uno studio condotto da Pantling (2020) che ha registrato un aumento di circa il 75% del gioco online in concomitanza con le prime direttive di quarantena.
Lepido e Rolander (2020) inoltre hanno riscontrato in Italia un aumento di circa il 70% del traffico internet riconducibile al gioco “Fortnite”, il battle royale più amato dai videogamers. (fonte: Webnews.it)

Sin dai primi anni ‘90 i ricercatori hanno avuto modo di constatare che i videogiochi stimolano positivamente solo determinate regioni del cervello, come ad esempio le aree che controllano la visione e il movimento. Diverse zone della mente tuttavia ne risentono.
Anche solamente 30 minuti di videogiochi violenti online sarebbero sufficienti per incrementare l’attività nelle regioni cerebrali associate all’eccitazione, all’ansia e alla regolazione emotiva, diminuendo contemporaneamente l’attività nei lobi frontali, deputati alla gestione delle emozioni e al controllo. (fonte: Humanitas Medical Care)

Non solamente i ragazzi sono però affascinati dal mondo del gaming. Gli italiani sono statisticamente definibili come un “popolo di gamers”. Basti pensare che un’indagine svolta da Euromedia Research e Multiplayer.it  ha riportato il seguente dato: l’81,4% degli italiani ha sentito la necessità di utilizzare almeno un videogame nell’ultimo anno. Tale fenomeno non interessa affatto esclusivamente il genere maschile. Il 75,1% delle donne intervistate ha rivelato una certa assiduità: il 41,8% di loro gioca ai videogame 2 o 3 volte alla settimana. Una donna su tre ci gioca tutti i giorni.

Tutti i rimproveri dei genitori non sono infondati sia perché i videogiochi creano dipendenza, sia perché sono stati inventati per tenere “intrappolate” le persone (stimolando il rilascio di dopamina), come nelle slot-machine. Al giorno d’oggi la dipendenza eccessiva dai videogiochi è definita internet Gaming Disorder, causata.  sostanzialmente dal bisogno di continuare a giocare nonostante esiti negativi. Per i giovani i videogiochi sono una vera e propria realtà virtuale in cui rifuggire le proprie ansie e preoccupazioni, ma al contempo sono anche causa di svariati deficit di attenzione, che poi si riversano naturalmente sull’andamento didattico.

                                                                                              Samuele Proietti, Niccolò Cesarei


La voce del popolo

Abbiamo scelto di rivolgere ad un campione relativamente vario di 5 persone, in forma d’intervista, 4 domande concernenti il tema trattato all’interno dell’articolo.

Quante ore al giorno passi mediamente davanti ai videogiochi?

Giuseppe Miletti (28 anni): “Pochissime, infatti non ho mai tempo per giocarci da quando ho iniziato a lavorare dalla mattina alla sera.”
Michele Berretti (15 anni): “Essendo estate e avendo di conseguenza diverso tempo libero, capita che io stia davanti alla Play Station anche 3 o 4 ore al giorno.”
Giacomo Rossi (22 anni): “Dipende molto dai giorni. Oggi ho già giocato 2 ore ed ho ancora tutto il pomeriggio davanti. Ieri per niente.”
Viviana Lipari (17 anni): “Non saprei, probabilmente un’oretta e qualcosa ma dipende molto dai momenti e dai giorni.”
Claudio Pinto (16 anni): “Credo che si aggirino intorno alle quattro ore ogni giorno.”

Quanto è aumentato il tempo che dedichi all’intrattenimento virtuale rispetto al periodo pre-COVID e dunque pre-quarantena?

Michele Berretti (15 anni): “Se alla domanda precedente ho risposto di giocare alla PS mediamente 3 o 4 ore al giorno, beh, un paio d’anni fa sicuramente avrei detto la metà.”
Giacomo Rossi (22 anni): “Moltissimo, soprattutto con la prima quarantena di marzo 2020. Il fatto che io lavori da casa contribuisce certamente ad aumentare il tempo a disposizione per dedicarmi allo svago virtuale.”
Viviana Lipari (17 anni): “Non molto in realtà. Devo dire che paradossalmente quest’anno ho dovuto dedicare molto più tempo allo studio di quanto non ne dedicassi fino a febbraio 2020.”
 Claudio Pinto (16 anni): “Di molto! Prima non avevo molto tempo libero per giocare     i videogiochi, ma da quando siamo stati tutti costretti a rimanere chiusi in casa a causa di questa pandemia mondiale mi sono dedicato molto di più all’intrattenimento digitale.”
 Giuseppe Miletti (28 anni): “Se devo essere sincero nemmeno troppo, dal momento che non sono mai stato un accanito giocatore; molti miei amici mi chiedevano spesso di scaricare giochi su giochi per passare del tempo insieme nonostante fossimo costretti a stare chiusi in casa, ma ho sempre trovato più interessante altre attività come guardare un film o leggere un libro.”

Cosa pensi di tutti i player che fanno del tempo dedicato ai videogame il proprio mestiere?

Michele Berretti (15 anni): “Li invidio. Penso sia il sogno di chiunque quello di riuscire a fare della propria passione un lavoro.””
Giacomo Rossi (22 anni): Credo che siano delle persone proprio fortunate. Oggi come oggi in Italia è difficile trovare il lavoro dei propri sogni e riuscire ad andare economicamente avanti senza problemi.”
Viviana Lipari (17 anni): “Nulla in particolare. Non sono nessuna per giudicare ma non riesco a concepire l’attività di gamer come vero e proprio mestiere.”
Claudio Pinto (16 anni): “Intanto credo che giocare ai videogiochi possa essere definito a tutti gli effetti un lavoro, dal momento che se si arriva a un certo livello si viene pagati per le proprie abilità. Credo inoltre che tutti i giocatori sviluppino delle caratteristiche eccezionali che sicuramente molti altri mestieri non hanno da offrire.”
Giuseppe Miletti (28 anni): “Credo che sia un lavoro molto diverso dagli altri. Non penso che le persone che passano ore davanti al computer possano avere particolari abilità che giustifichino un così proficuo guadagno,infatti ho sempre visto i videogiochi come una forma di svago e non come un’attività retribuita.”

Ritieni che chi non ha mai giocato ai videogiochi debba provare almeno una volta nella vita?

Michele Berretti (15 anni): “Lo consiglio vivamente. Non è vero che l’unica fonte di liberazione dallo stress è l’attività fisica. Quando gioco online mi sento libero, senza pensieri e completamente appagato.”
Giacomo Rossi (22 anni): “Perchè no…Io sono della scuola “sperimentare per conoscere e saper scegliere.”
Viviana Lipari (17 anni): “A dire il vero non credo sia indispensabile. Ognuno impiega il proprio tempo libero come meglio crede, secondo il proprio istinto. Altrimenti non sarebbe tempo libero nel vero senso del termine…”
Claudio Pinto (16 anni): “Assolutamente si! Naturalmente poi tutto dipende dai gusti che una persona ha, ma di base secondo me tutti dovrebbero almeno una volta provare a giocare ai videogiochi, anche se poi magari non gli piacciono; come dicevo prima i videogiochi secondo me conferiscono delle capacità in più e fanno provare sensazioni molto diverse da quelle che immaginiamo, e soprattutto di permettono di conoscere molte nuove persone!”
Giuseppe Miletti (28 anni): “A mio parere non è una cosa indispensabile. Alcuni videogiochi sono diventati storici, perciò è difficile non averci giocato, ma la maggior parte ormai sono molto simili tra loro, perciò ritengo che se ne possa fare a meno.”