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enigMALAVITA: Stefano Cavassa racconta la storia dell’escape room

Di Anna Di Bella, 1D

enigMALAVITA è un’escape room situata in un luogo confiscato alla mafia nei vicoli di Genova. Si tratta di un gioco che consiste nel trovare un modo per uscire dalla stanza in cui si viene messi, in questo caso è organizzata a tema mafia e lotta contro la mafia. Con l’intervista a Stefano Cavassa, uno dei fondatori di questo progetto, ho potuto conoscere la storia di questo posto che raccoglie passato e futuro con un semplice gioco.

Com’è nata l’idea dell’escape room?

Tutto nasce da un progetto di tanti anni fa: c’era una comunità di scout, un clan che doveva trovare un modo per auto finanziarsi per partecipare ad una route, al capo clan è venuta l’idea, invece di fare la solita vendita di torte, di fare un autofinanziamento un po’ particolare: ha proposto di creare una escape room con il tema della lotta alla mafia, perché l’esperienza con Libera era proprio legata alla mafia, nella sede di quel clan.

Così il clan si attiva: gli scout predispongono gli enigmi, i giochi di logica, chiudono la sede per qualche settimana e iniziano ad invitare gli amici che, in cambio dell’esperienza, danno un contributo in denaro. La cosa funziona, il clan riesce a partecipare alla route con i soldi ricavati da questo gioco. Passa qualche anno e sfortunatamente il capo clan che aveva fatto questa proposta si ammala: gli viene diagnosticato un tumore al cervello e muore durante il lockdown, senza che noi potessimo partecipare al funerale.

Questa situazione ci ha molto scosso, in particolare i ragazzi di quel clan che qualche anno prima avevano fatto l’escape room. Allora alla fine del lockdown i ragazzi mi hanno contattato per propormi di fare un’altra escape room, sempre con il tema della lotta alla mafia, per ricordarci di quel ragazzo.

Però abbiamo voluto puntare un po’ più in alto: invece di rifarla nella sede scout, abbiamo deciso di farci assegnare un luogo confiscato alla mafia, quindi è partito il progetto enigMALAVITA, che ha visto l’assegnazione alla zona scout tre golfi (i gruppi scout della zona di levante) di un bene confiscato. Ad agosto 2021, sono partiti i lavori e ad aprile 2023 abbiamo aperto l’escape room.

Dopo l’apertura dell’escape room, avete mai subito ripercussioni o minacce da parte della mafia?

No, però abbiamo scoperto che c’è una grande comunità legata ai beni confiscati, soprattutto a Genova. Genova è stata la città nel nord Italia sede della più grande confisca dei beni mafiosi. Esistono numerose comunità di associazione che, facendo cose diverse, gestiscono i beni confiscati alla mafia. Questa gestione è fondamentale come attività di presidio: la mafia, nel momento in cui si rende conto che in un bene confiscato ci sono delle cose che vengono fatte, difficilmente ritorna. Succede invece che la mafia, che comunque osserva, che si accorge che un bene non è più presidiato piano piano si infiltra nuovamente e torna a sfruttare il luogo.

Qual è la storia di questo luogo?

 Abbiamo partecipato insieme al Comune al sopralluogo e abbiamo subito visto che il bene confiscato veniva utilizzato come magazzino, probabilmente una piccola piazza di spaccio, ed era completamente piena di detriti, di rifiuti e di ferro e quando noi siamo arrivati era addirittura impossibile entrarci.  Cerchiamo di fare il possibile per mantenere vivo il ricordo del capo clan e, così facendo, manteniamo viva anche l’importanza del bene confiscato come luogo nel quale non c’è più la mafia, ma si parla di mafia e si sensibilizza rispetto alla lotta alla mafia.