Tutto è vero, tutto è immaginario

 

 

Non esiste momento nella vita, di cui il sogno non rappresenti la guida e anche l’origine. Per esempio, pensiamo alle civiltà antiche, per lo più politeiste e credenti in una vita oltre la morte, presso le quali nasce questa idea. Nel sogno, è lì che le persone osservano e comunicano con i propri parenti o amici ormai deceduti.

Gran parte degli storici considerano quelle visioni come presenti “solo” nei confortanti sogni notturni, una dimensione immaginaria a cui si riferisce anche Shakespeare. Esso, però, afferma anche che “siamo fatti anche noi della stessa materia di cui sono fatti i sogni”. Ciò implica che tutti noi siamo dei sogni e che tutta la nostra vita è un sogno, un sogno plasmato da ognuno di noi, dove ognuno, non necessariamente nello stato dormiente, vede e crede in ciò che vuole, in ciò di cui ha bisogno.

Siamo ancora sicuri che le antiche popolazioni dormissero mentre vedevano i propri familiari? La nostra vita, la nostra realtà è tutta un sogno. Sognare ad occhi aperti non è possibile o, almeno secondo me, ha un significato diverso rispetto all’immaginario comune. Noi siamo il sogno appartenente a qualcuno che ha bisogno di sostegno, di avere una guida, di poter sognare esso stesso il suo futuro. Ognuno di noi è sognatore e sognato, ognuno crede nelle proprie figurazioni, in cui tutto è vero e tutto è immaginario. I sogni, però, proprio perché hanno questo nome, non sono monotoni, non hanno sempre la stessa intensità.

Abbiamo una vera necessità di rifugiarci nell’immaginazione soprattutto nei momenti difficili, nei momenti in cui non si vedono abbastanza alternative per continuare a scrivere il proprio destino, è qui che alcuni colori del nostro futuro si fanno più evidenti. Il futuro non è un colore, è una tavola, su cui noi dobbiamo dipingere utilizzando i colori che ci sussurrano i nostri sogni. Io, per esempio, non ho ancora vissuto tante esperienze, quindi, se vogliamo, potremmo dividere la mia “opera” in due sezioni: l’infanzia e l’inizio dell’adolescenza.

Anche se, così facendo, non sarà possibile apprezzare veramente l’opera, a causa delle infinite sfumature che si generano in ogni attimo della vita.

Generalizzando, però, io credo che i due colori da me scelti siano un vivace giallo e un profondo blu. Il giallo l’ho associato all’infanzia, un periodo in cui immaginavo solo esperienze positive, mi divertivo, sognavo tanto e non pensavo alle conseguenze di nulla. Il blu, invece, l’ho scelto per il periodo che sto vivendo adesso. E’ il colore dell’abisso ed io, in questo momento, mi sento proprio immerso in esso. Non vedo cosa mi aspetta, nuoto cercando di risalire in superficie, in cerca di terraferma, in cerca di un altro punto di vista da cui il mare possa sembrare di un dolce e accogliente azzurro.

Imparando dalle esperienze che ho vissuto, posso solo fissare quei colori e immaginare come poter proseguire la mia opera: vivendo il presente, facendo scelte e senza avere troppe aspettative sul futuro.

Lasciando libera la mia mente di dipingere come preferisce, perché d’altronde il mio obiettivo non è mostrare a tutti la mia tavola, ma poter arrivare serenamente al giorno in cui potrò ammirare il mio quadro e scoprire finalmente di cosa si tratta, diventando per sempre solo sogno e mai più sognatore impegnato a voler ottenere la rappresentazione perfetta della mia storia.

Lorenzo Luciani 1QL